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Bottega Gollini

La Galleria Gollini pubblica su internet una selezione delle opere uniche e multipli presenti in galleria oltre che a una scelta tra le cornici artigianali. Consigliamo di consultare il sito partendo dalla nostra pagina ARTISTI.

Il nuovo sito della galleria Gollini

La Bottega Gollini opera sul territorio imolese da oltre quarant’anni.
L’attività che la contraddistingue maggiormente è la vendita di pezzi unici e di grafiche d’autore (serigrafie, litografie, incisioni, etc.) di alcuni tra i più importanti nomi del panorama artistico nazionale ed internazionale.
A questa attività la Bottega affianca l’esperienza artigianale nella corniceria di alto livello, maturata nel corso degli anni: cornici argento e oro guazzo, produzione artigianale di cornici e realizzazione di montature in legno tinto a mano, pezzi unici, studiati e progettati insieme al cliente


Alcune notizie sulla grafica originale d’autore


Le stampe comunemente vengono distinte secondo il tipo di matrice:
xilografia se la matrice è di legno, acquaforte se di metallo (zinco o rame), litografia se di pietra,
serigrafia se di seta. Questa distinzione è da considerare piuttosto approssimativa da quando sono
state introdotte nuove tecniche e nuovi metodi di stampa. Più appropriata è la distinzione che si basa
sul modo con il quale la matrice trasporta l’inchiostro sul foglio: la matrice può portare l’inchiostro
o con la parte in rilievo, o in cavo, o in piano. Ci soffermeremo soprattutto sulla stampa in cavo
(calcografia) che è la tecnica con la quale operiamo normalmente, ma faremo anche qualche cenno
agli altri tipi di stampa.
La prima forma di stampa è stata quella in rilievo (inizi del XIV secolo: ma già da molto prima era
conosciuta in Cina). Partendo da una matrice di legno duro (bosso, ciliegio) l’incisore libera il
disegno servendosi di varie sgorbie e lascia così in rilievo soltanto la parte che dovrà essere
stampata. La parte in rilievo viene inchiostrata con un rullo; la stampa si ottiene poi stendendo un
foglio sulla matrice cosi inchiostrata ed esercitando un peso uniforme con un torchio a pressione
verticale. La stampa ricavata da una matrice di legno si chiama xilografia.
Attualmente però le matrici in legno sono quasi sempre sostituite dal linoleum che è un materiale
molto più facile da lavorare. La xilografia è una tecnica quanto mai difficile e faticosa: gli errori si
eliminano sempre con estrema difficoltà. Questa tecnica, usata specialmente nel XIV e XV secolo,
cadde in disuso fino alla fine dell’800 quando venne ripresa soprattutto dagli espressionisti.
􀂙 Stampa in piano
􀂙 Acquaforte
􀂙 Acquatinta
􀂙 Cera molle
􀂙 Incisione a bulino
􀂙 Puntasecca
􀂙 Stampa in cavo

Stampa in piano
Un brevissimo cenno a questo tipo di stampa la cui tecnica principale è la litografia. La litografia si
basa sul principio dell’indrorepellenza. La matrice (pietra bavarese o zinco) viene disegnata con
una matita grassa e poi sottoposta a trattamenti con soluzioni di gomma arabica, acido e acqua. Allo
stato finale, la parte disegnata sarà in grado di trattenere l’inchiostro; la parte non disegnata,
opportunamente bagnata, respingerà invece l’inchiostro. La stampa si esegue con un apposito
torchio.
La litografia, come pure la xilografia si distingue dalle stampe calcografiche, oltre che per più sottili
aspetti, per la mancanza sul foglio dell’impronta della matrice. Nella stampa in piano e in rilievo
inoltre l’inchiostro lascia sempre una pellicola sottilissima e impercettibile; nella stampa
calcografica l’inchiostro invece ha uno spessore più o meno marcato.
Un cenno infine alla serigrafìa che è una tecnica più antica originaria della Cina.
Non rientra in nessuna delle precedenti classificazioni in quanto si basa su un processo tutto
particolare. Infatti la matrice è un telaio di seta nel quale, con apposite gelatine, si coprono le parti
che devono restare bianche, con una spatola si fa passare il colore sul foglio attraverso le maglie
libere della gelatina. Sia nella lito’ che nella serigrafia è diffusissimo l’impiego di mezzi
fotomeccanici per il riporto del disegno sulla matrice. Ma se il ricorrere a mezzi fotomeccanici è
sistema ormai invalso, certo è che siamo anche fuori dal campo rigoroso della grafica originale e
tutto questo, a dir la verità, non ci interessa.

Acquaforte
La matrice solitamente è una lastra di rame o zinco, ma si possono usare anche altri metalli. La
lastra, accuratamente sgrassata, viene tutta ricoperta con una vernice bituminosa che la rende
inattaccabile agli acidi. Sulla lastra così verniciata si traccia il disegno con una punta d’acciaio:
dove passa la punta, la vernice viene asportata e il metallo è messo a nudo. Ovviamente si possono
usare punte di diversa forma per ottenere segni di diverso tipo. La lastra, a disegno ultimato, viene
immersa in una soluzione di acqua ed acido nitrico (questa miscela anticamente si chiamava
“acquaforte”). È questa la fase della morsura: secondo il tempo di immersione della lastra, l’acido
morderà più o meno profondamente e all’atto della stampa si avrà un segno più o meno intenso. La
graduazione dei segni, oltre che con l'uso di punte diverse, si può ottenere con morsure successive
coprendo di volta in volta i segni che si vogliono meno incisi. Terminata la morsura e liberata la
matrice dalla vernice protettiva, si passa alla stampa. Per questa operazione si usa il torchio
calcografico che è formato da due cilindri sovrapposti e divisi da un piano scorrevole: il movimento
viene impresso facendo ruotare dei bracci a stella fissati ad uno dei cilindri. La carta, che è
d'impasto particolare, va inumidita in modo che, sotto la pressione dei cilindri, le fibre siano spinte
più facilmente a pescare l'inchiostro nei solchi della matrice. Ad ogni tiratura la lastra va
inchiostrata: l'inchiostro viene steso con un tampone di cuoio su tutta la matrice mantenuta calda su
un fornello. Fatta poi raffreddare la lastra, si passa alla pulitura dell'inchiostro, la si pone sul piano
del torchio, si sovrappone la carta umida, si stende sopra un feltro e, regolata la pressione dei
cilindri, si gira ottenendo finalmente una stampa. Per inciso va fatto presente che la stampa non è
una fase marginale o meccanica, ma è parte integrante e decisiva di tutto il processo che conduce al
foglio finito. Va anche detto che la maggior parte degli artisti sono soliti affidare la tiratura delle
proprie lastre a stampatori professionisti, ma certo è che l'incisore è sempre il miglior stampatore
delle proprie lastre e non c'è buon incisore che non sia anche buon stampatore.

Acquatinta
È una tecnica con la quale si ottengono effetti di chiaroscuro. Questo risultato si raggiunge
spargendo sulla lastra libera dalla vernice bituminosa una polvere resinosa (colofonia) che viene poi
fatta aderire riscaldando la matrice. La polvere, con il calore, fonde, lasciando tra un granello e
l’altro un minimo spazio libero dove l’acido andrà a mordere. Anche qui si possono usare morsure
graduate, diversi calibri e tipi di polvere per avere poi graniture diverse. Vi sono anche altri metodi
per fare un’acquatinta che si basano sull’impiego del sale, dello zucchero, dello zolfo.
L’acquatinta, più che da Sola, viene usata con l’acquaforte. Si usa anche per ottenere stampe a
colori: in questo caso ogni lastra, opportunamente granita, stampa un solo colore. Vi è anche un
altro metodo per ottenere stampe a colori usando una sola lastra: in questo caso di distribuiscono i
vari colori nelle diverse parti della lastra, e, con una sola tiratura, si ha una stampa a più colori.
Ovviamente gli effetti sono molto diversi rispetto al metodo basato sull’uso di più lastre.

Cera molle
La matrice viene ricoperta da una vernice composta di cera e sego. Il disegno viene tracciato con
una matita interponendo alla lastra fogli di carta di diversa granulosità: il segno che ne risulta è
piuttosto irregolare e morbido come fosse un disegno a lapis (tant’è che questa tecnica si chiama
anche “maniera a lapis”). Per concludere sui vari metodi d’incisione in cavo è utile dire che spesso
le varie tecniche vengono combinate tra loro secondo le preferenze di ciascun incisore.

Incisione a bulino
II bulino è uno strumento d’acciaio composto da un’asta quadrangolare, da una punta affilatissima e
da un manico rotondo. Il bulino asporta il metallo in profondità sollevando ai lati delle “barbe” che
vengono poi tolte con un raschietto. Maestri insuperabili di questa tecnica furono i tedeschi, Dürer
in testa.

Puntasecca
La “puntasecca” si ottiene disegnando sulla lastra con una punta d’acciaio: il segno in questo caso è
molto più veloce e libero che nel “bulino”. Le sottili barbe che si sollevano non vengono però
asportate e sono queste a dare al segno stampato un carattere delicato. Con questa tecnica si
possono ottenere pochissime copie in quanto la pressione del torchio finisce per schiacciare le
barbe. MANIERA NERA (o MEZZATINTA)
Lo strumento di questa tecnica è una mezzaluna d’acciaio munita di denti sottili: con questo
strumento si traccia sulla lastra una serie fittissima di segni incrociati sino ad ottenere una superficie
uniformemente segnata che, se stampata, darebbe un fondo nero. A questo punto si usa un secondo
strumento: il brunitoio, con il quale, schiacciando più o meno i segni, si ottiene tutta la gradazione
dei grigi, sino al bianco. Anche con questa tecnica il numero di copie che si possono tirare è molto
basso.
Come avevamo detto, il segno inciso può essere ottenuto anche indirettamente con l’aiuto di
“medium”: si hanno così le più diffuse tecniche di incisione quali: l’acquaforte - l’acquatinta, la
cera molle.

Stampa in cavo
La tradizione vuole che Maso Finiguerra (1426-1464), orafo fiorentino, abbia scoperto l’incisione in
cavo. Gli orafi eseguivano i “nielli”: il niello non era altro che l’incisione di un disegno al bulino su
una lastrina d’argento. Entro il solco del disegno così tracciato veniva versato il “nigellium”: un
impasto di piombo, argento, rame e zolfo che, riscaldato, si fondeva negli incavi. Scopo del niello
ovviamente non era la stampa, ma semplicemente ottenere un disegno nero su un fondo argento.
Maso Finiguerra appunto avrebbe premuto uno di questi nielli su un foglio di carta ottenendo così la
prima stampa calcografica. Il segno nella matrice di metallo (rame, zinco, acciaio) può essere
ottenuto direttamente con appositi attrezzi o indirettamente con un medium (acido). Forme di
incisione diretta sono: il bulino, la puntasecca e la maniera nera.


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