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Marcello Morelli - Biografia

Marcello Morelli ( Ancona, 1978) si diploma al Liceo Artistico di Porto S. Giorgio(AP) e, in seguito, ottiene il diploma all’ Accademia di Belle Arti di Firenze in Pittura. 
Partecipa con alcune opere alla mostra Premio Nazionale Maurizio Marchese, con il patrocinio dell’ Associazione Culturale La Cuba d’Oro, in Roma, negli anni 2000 e 2001, con segnalazione da parte della giuria. Nel marzo 2003 è alla mostra collettiva dal titolo Visioni Urbane, con il Patrocinio del Comune di Firenze, ivi tenutasi al Parterre.
Nello stesso anno risulta vincitore (non unico) della selezione internazionale per la partecipazione alla mostra collettiva tenutasi in dicembre nel Museo Frissiras di Atene.
Nel 2006 e nel 2007 realizza due dipinti murali commissionati dal Comune di Numana ,rispettivamente grandi: metri 11,50 x 3,50 e metri 6 x 3 metri, situati all’ ingresso del porto turistico.
Nel 2007 partecipa e arriva tra i finalisti, ottenendo segnalazione e pubblicazione , alla rassegna Premio Artemisia 2007, promossa dal Comune di Ancona e della regione Marche.
Nel febbraio 2008 allestisce una mostra personale curata dal Prof. Antonio Benemia allo Spazio Mirionima di Macerata con il titolo “Jeux de graisse”(liberamente tradotto “Giochi materici”).
Attualmente collabora con la Galleria d’arte Papier di Ancona (tel.071.54270) ,con la Galleria d'arte Ferretti  di Macerata (tel 0733.230067 ) e con la Galleria d’arte di Anna Polo (tel 071.9331616 /071.3331616).

Poetica

“L’artista non ama il vero della scienza, ama l’immaginario. Nasce da questa premessa il surreale di Morelli: contiguo e lontano da quello storico, perché non obbediente agli schemi di una corrente , obbediente invece, all’irrazionale del gioco, come è gioco l’arte per i romantici. Liberazione della necessità di una esistenza ognor più vincolata al rigore del metodo e ai capricci della fortuna. Libertà dell’automatico, del non sense ioneschiano. Un dialogo tra l’impulso dell’immaginazione e la volontà della ragione significante, tutto impostato su semplici supporti di materia povera, arricchita dagli inviti estetici di un dettato personale e avventuroso, dove avviene il riscatto con le risorse della fantasia. Perché, in fondo l’arte è sempre riscatto della materia”.
                                                                           Prof. Elvio Natali 

 
In nome di una giustizia pittorica Marcello Morelli si prende carico, trasferendo sulla tela, i personaggi del nostro vissuto in maniera bruta, informale, pastosa, acida, tirati con un coltellaccio da cucina, per trasformarli in eroi del quotidiano. Una mitologia contemporanea fatta di cani, passaggi pedonali, case, strade, uomini e donne sempre in bilico tra l’essere e il non essere, tra l’esistere il non esistere, tra il sentire e il non sentire, in un continuo rimando a un qual’cosa che poteva diventare e che invece non lo è diventato. Sì, perchè le sue superfici sono abitate da quei fantasmi trasfigurati che fanno la vita dei nostri giorni, messi in mostra senza tanti complimenti e compiacimenti per la ricerca di una bella forma, anzi con la voluta necessità di modi informi, graffittati, brutalisti che liberano la materia-colore, privata finalmente da ogni strutturalismo razionale. In fondo, il cubismo era anche classicismo perchè doveva sottostare a regole geometrico-matematiche. Per la pittura di Morelli non esistono regole, anzi la regola è quella di non avere regole per così mettere in forma ciò che invece è forzatamente regolato, negando con i suoi modi informali segnico-materici ciò che non dovrebbe essere regolato. Sembra un gioco di termini, ma non lo è, perché le sue finzioni sostituendo la figurazione intesa nel senso classico del termine, compiono il miracolo dello scandaglio interiore di una realtà che sempre e sempre più vuol coprire una realtà “altra”.

                                                                   Prof. Antonio Benemia