Tonino DalRe - Bottega Gollini

Tonino DalRe

Tonino Dal Re nacque l'otto dicembre del 1924 da una famiglia contadina alla periferia di Imola. Fin da bambino dimostrò un carattere estroverso, molto irrequieto, sempre alla ricerca del nuovo, con una spiccata predisposizione per il disegno e la manualità.

Ancora oggi, il figlio del suo maestro elementare, conserva gelosamente un quadro che Tonino fece all'età di 10 anni e che regalò al maestro. Adolescente, conobbe il poeta Luigi Orsini che lo stimolò a valorizzare la sua vena artistica e gli fece conoscere i pittori imolesi Anacleto Margotti ed il Conte Tommaso Dalla Volpe.

L’assidua frequentazione di questi pittori contribuì alla sua formazione artistica, soprattutto quella con Tommaso Dalla Volpe, con il quale rimase un legame affettivo molto forte, fino alla sua scomparsa negli anni '60. Tonino Dal Re aveva ormai fatto la sua scelta artistica ed iniziò a dipingere producendo molte opere, raffiguranti paesaggi e momenti caratteristici della sua Romagna.

Negli anni ’50 ebbe l’opportunità di affrescare una chiesa, cosa che aveva desiderato fin da bambino. Affrescò in seguito molte chiese, residenze private e teatri. Nel corso degli anni la sua pittura si è molto evoluta nella continua ricerca della narrativa del movimento e del nuovo. Molte le correnti e le tecniche a cui si è dedicato.

Dal figurativo, caratterizzato da paesaggi, fiori, ricordi agresti della sua Romagna, ciclisti, pretini e ritratti ha poi spaziato in argomenti più complessi e ricercati: partendo dal surreale fantastico passando al surreale simbolico approdando infine al fantastico visionario.

Si è inoltre cimentato nel disegno, nell’acquerello e nelle incisioni. Seppur in minima parte si è dilettato nella tecnica della creta creando svariate statuette.

Tonino Dal Re vanta una carriera artistica di ben 75 anni; dal primo quadro fatto a 10 anni all’ultimo quadro da lui dipinto un mese prima della morte a 85 anni.


Quando parlava della sua morte, Tonino immaginava sempre che arrivasse all’improvviso, costringendolo a lasciare incompiuto il quadro a cui stava lavorando in quel momento.

Ma le cose non sono andate così.

Negli ultimi tempi, ancora lucidissimo, non era più in grado di accudirsi da solo e dipendeva totalmente dagli altri. Una situazione per lui estremamente umiliante ed insostenibile.

Quando si è stancato di vivere in quelle condizioni, ha voluto chiudere in bellezza programmando la sua fine come aveva sempre programmato la sua vita.

Un mese prima della morte aveva iniziato un quadretto raffigurante una scena di pretini che però mise da parte perché l’incontro inaspettato con una nuova modella gli aveva infuso energia, stimolandolo a dipingere il quadro che ha intitolato La poltrona rossa.

In esso ha racchiuso un insieme di sensazioni profonde e la carica erotica che ha caratterizzato tutta la sua produzione artistica e la sua vita. Non c’è volgarità, è un omaggio alla donna e alla sua sensualità.

Si è identificato nella poltrona rossa che sorregge la donna con espressione allegra e compiaciuta, quasi a dire: “Ho vissuto a lungo e bene” e così ha salutato la vita.

Ha poi rimesso sul cavalletto il quadretto dei pretini ma, volutamente, non lo ha completato posando definitivamente i pennelli.

Aveva deciso che quella sarebbe stata l’opera incompiuta.

Opere uniche di Tonino DalRe